
Sono cresciuta correndo e giocando per le strade di Cusco. Strade di pietra e adobe, strette, ripidissime, fatte per salire, scendere… e scivolare! Per chi visita la nostra capitale storica del Perù, le vie della città sono attrazioni turistiche; per me sono state il parco giochi dell’infanzia e un libro di storia a cielo aperto.
Se stai programmando un viaggio in Perù, ti racconto perché camminare per Cusco significa fare un viaggio nel tempo tra l’Impero Inca e l’epoca coloniale spagnola.
L’architettura sincretica: la pietra Inca incontra l’adobe spagnolo
Le strade del centro storico di Cusco raccontano l’incontro tra due mondi. La città coloniale è stata costruita letteralmente sopra le fondamenta dell’antica capitale dell’Impero Inca (Tawantinsuyu).
La maggior parte degli edifici tradizionali presenta una struttura a due livelli:
- Primo piano in pietra Inca: blocchi monumentali ad incastro perfetto, capaci di resistere ai terremoti grazie alla loro ingegneria antisismica.
- Secondo piano in adobe spagnolo: mattoni in argilla, paglia e sassolini, sormontati da tetti in tegole rosse e balconi in legno intagliato.
Questi due elementi architettonici si mescolano come le due culture, creando una città indigena e coloniale unica al mondo.
I quartieri storici di Cusco: San Blas e San Cristóbal
Il centro storico di Cusco ha un cuore pianeggiante attorno alla Plaza de Armas, la piazza principale. Questo centro è protetto da colline su cui sorgono i due quartieri più antichi e pittoreschi della città, entrambi nati attorno alle rispettive chiese e piazze coloniali:
- San Blas: il quartiere degli artisti e degli artigiani, famoso per i suoi laboratori, i caffè bohémien e le scalinate panoramiche.
- San Cristóbal: il quartiere arroccato sopra la città, punto d’accesso per il complesso archeologico di Sacsayhuamán, noto per le sue viste spettacolari.
È proprio tra questi vicoli vicini alle nuvole che si nascondono i nomi di strade più strani e affascinanti del Perù. Ogni nome è stato scelto in epoca coloniale per ricordare una leggenda, un evento storico o un aneddoto curioso.

Il mistero del numero 7 nelle vie di San Blas
Nella cosmologia Inca e nella tradizione coloniale, il numero 7 possiede un forte significato spirituale e simbolico. A Cusco esistono diverse strade il cui nome inizia proprio con questo numero:
- Calle 7 Angelitos (Sette Angioletti): la leggenda narra che in questo vicolo di San Blas abitasse una famiglia con sette figli, tragicamente scomparsi durante un incendio.
- Calle 7 Diablitos (Sette Diavoletti): prende il nome da un celebre scherzo organizzato contro un vescovo coloniale da sette uomini vestiti da diavoli, a rappresentare i sette peccati capitali.
- Calle 7 Ventanas (Sette Finestre): un nome semplice ma iconico, dovuto alla facciata della casa principale della via, dotata originariamente di sette aperture.
- Calle 7 Culebras (Sette Serpenti): sui muri in pietra Inca su ciascun lato della strada sono scolpiti sette serpenti. In lingua quechua la via era chiamata Amaru Ccata (ovvero “quattordici serpenti”, contando entrambi i lati).
- Calle 7 Obejas (Sette Pecore): questa strada scendeva verso il fiume dove le lavandaie andavano a lavare i panni. Si racconta di un anziano residente che attraversava la via sempre seguito dal suo gregge di sette pecore.
Leggende e misteri tra via Ataúd, Purgatorio ed Esse
Passeggiando verso San Cristóbal e le zone limitrofe, i nomi delle strade diventano ancora più bizzarri e legati al folklore locale:
- Calle Ataúd (Via Bara): la leggenda racconta che una notte venne trovata una bara abbandonata in mezzo alla strada. Da quel momento, si dice che un fantasma iniziò a bussare alle porte delle case della via.
- Calle Purgatorio (Via Purgatorio): parallela a Calle Ataúd, in epoca coloniale offriva ai passanti la possibilità di espiare i propri peccati al volo. Bastava lasciare qualche moneta nella cassetta delle elemosine posizionata all’inizio della strada.
- Calle Resbalosa e Calle Esse: risalendo da via Arcoiris, ci si imbatte nella strada a forma di S. La sua conformazione è così contorta che, quando ci si trova a metà strada, è impossibile vederne sia l’inizio sia la fine.

Le strade con nomi in lingua Quechua: Hatun Rumiyoc e Choquechaca
Molte vie conservano la lingua madre delle Ande, il Quechua, ricordando la funzione originale dei luoghi sotto l’Impero Inca:
- Hatun Rumiyoc (“Grande Roccia”): è la strada più famosa di Cusco. Ospita la celebre Pietra a 12 Angoli, capolavoro dell’ingegneria Inca incastrato senza l’uso di malta con una precisione millimetrica.
- Quiscapata (“Il Luogo delle Spine”): prende il nome da un enorme cactus sotto il quale, secondo le credenze popolari, era sepolto un tesoro nascosto degli Inca.
- Choquechaca (“Ponte d’Oro”): durante il periodo coloniale questa strada attraversava il fiume Tullumayu tramite diversi ponti. Oggigiorno il fiume scorre incanalato nel sottosuolo, ma la via conserva tutta la sua atmosfera tradizionale.
Le scalinate di Cusco: tra Amargura e Sikitakana
Camminare per Cusco è un ottimo allenamento per l’altitudine (3.400 metri s.l.m.), e due strade in particolare lo dimostrano meglio di altre:
- Cuesta de la Amargura (“Scalinata dell’Amarezza”): una scalinata così ripida che affrontarla richiede uno sforzo notevole, facendo provare un pizzico di “amarezza” a qualunque viaggiatore impreparato.
- Calle Resbalosa (Sikitakana): la strada dove sono cresciuta! Le pietre inca levigate dal tempo sono estremamente lisce e scivolose. In lingua quechua questa via veniva chiamata Sikitakana, che significa letteralmente “sedere battuto”, a causa delle frequenti cadute di chi non cammina con la dovuta cautela.
Consigli per il tuo viaggio a Cusco
La prossima volta che visiterai Cusco, prenditi il tempo per perderti tra i suoi vicoli in pietra. Non limitarti a fotografare i monumenti principali: alza lo sguardo verso le targa delle strade, leggi i loro nomi e ricorda che sotto ogni pietra c’è un aneddoto, un mito o una storia antica pronti ad essere scoperti.
Articolo a cura di Camila — Perùetico











